Intervista alla prof.ssa Simonetta Masieri

Specialista in Otorinolaringoiatria e Allergologia
Policlinico, Università La Sapienza, Roma

“Sì, la rinite allergica è un’infiammazione provocata dalla reazione della mucosa del naso a determinate sostanze che vengono chiamate allergeni, dal termine allergia. Si tratta di varie sostanze: ci sono i pollini che danno un’allergia di tipo stagionale, oppure i peli degli animali, gli acari delle polveri, le muffe, gli scarafaggi o gli alimenti che provocano un’allergia perenne presente tutto l’anno. Può colpire a qualsiasi età, diciamo che oggi si sa che fra il 10 e il 30% della popolazione soffre di rinite allergica e nei bambini sarebbe addirittura del 40%; nei bambini – infatti – incide moltissimo l’ allergia alimentare che può essere una causa di rinite. L’allergia sta anche aumentando in maniera importante e ultimamente l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ci dice che è aumentata nei giovani – fra gli universitari – per lo stress che hanno nel fare gli esami per cui questa iperstimolazione pare che aumenti la patologia allergica.”

“I sintomi sono tanti, quelli che più conosciamo si riferiscono all’immagine classica del soggetto col naso rosso che starnutisce, ma non è solo quello. Abbiamo il prurito nasale che in effetti non è solo nasale ma può essere anche localizzato alle orecchie, spesso non molto manifesto, o il prurito congiuntivale o il prurito sul palato, per cui il bambino spesso fa dei versi particolari perché si raschia con la lingua il palato. Poi abbiamo gli starnuti che sono tanti, uno dietro l’altro, e vengono appunto chiamati starnuti a salve: il naso si chiude, l’ostruzione può essere a carico di una sola fossa nasale o possono essere chiuse tutte e due e non è sempre completa, spesso può essere prima una narice e poi l’altra. Poi c’è il sintomo del liquido che scende dal naso ovvero dell’ idrorrea nasale: questo liquido limpido è molto simile all’acqua, però è appiccicoso, esce dal naso spontaneamente, quindi al bambino cola il naso, ha sempre bisogno di fazzoletti, ma il liquido cola anche all’indietro nel rinofaringe (cioè in gola), scatenando spesso il riflesso della tosse, una tosse secca quasi abbaiante, così chiamata perché ricorda un cane che abbaia. Poi c’è la disfonia, cioè l’alterazione della voce. Si dice spesso che il bambino perde la voce perché strilla: no, in realtà la disfonia è un sintomo di allergia. Talvolta il bambino ha difficoltà a sentire, ha una cosiddetta ipoacusia e poi può manifestarsi una perdita o una riduzione dell’olfatto, cioè della capacità di sentire gli odori. L’ultimo sintomo che spesso si associa è il prurito agli occhi e la lacrimazione, definiti come iperemia della congiuntiva. Talvolta ma raramente si presenta anche un mal di testa localizzato alla fronte. Quindi i sintomi sono veramente tanti.”

“Sì, oggi sappiamo che è ereditaria: ecco perché nelle stesse famiglie ci sono pazienti allergici. L’esistenza di fattori familiari è ormai accertata; sappiamo che il 50% degli allergici presenta almeno un familiare con la stessa malattia e che i figli di genitori allergici hanno un rischio del 60% di andare incontro ad allergia quando un solo genitore è allergico, ma la percentuale arriva anche fino all’80% quando lo sono entrambi i genitori. E’ importante anche tenere presente che l’allergia non si manifesta sempre e subito nelle prime fasi della vita ma può farlo durante tutta la vita. E poi sappiamo che l’ atopia, che rappresenta la caratteristica di base comune a tutti i soggetti allergici, è stata studiata in modo approfondito dal punto di vista medico; sappiamo, inoltre, che la malattia si trasmette con caratteristiche tali per cui la trasmissione non avviene matematicamente in tutti i familiari.”

Diciamo che la gravità delle manifestazioni è correlata con la quantità di allergene a cui è esposto l’individuo: sicuramente l’aumento dell’allergia è legato all’aumento dei contaminanti trasportati e diffusi per via aerea. Non è facile stabilire quanto l’atmosfera sia pulita specialmente nelle nostre città e sappiamo che gli inquinanti sono tanti: il monossido di azoto, il monossido di carbonio, il biossido di zolfo, gli ossidi dell’azoto e il particolato sospesoche oggi viene considerato sempre di più come indice di inquinamento dell’aria. Tutti questi fattori favoriscono lo sviluppo delle allergie; i pazienti non sono allergici a queste sostanze, ma la loro presenza crea la possibilità di sviluppare l’allergia e di avere sintomi più severi.

Si devono fare delle visite specialistiche e dei test allergologici in grado di fornire le indicazioni sulle sostanze a cui si è sensibilizzati. È da sottolineare che il primo test è il Prick Test, il test di screening diciamo, che si fa sulla cute, un test molto semplice: si appoggia una piccola goccia della sostanza da testare (per es. polline, pelo di gatto) sulla regione dell’avambraccio poi si punge attraverso la goccia con una lancetta per far arrivare questa soluzione nello strato più superficiale della pelle; il test è indolore e se eseguito correttamente non provoca fuoriuscita di sangue. Quindi si aspettano circa 20 minuti e si va poi a leggere la risposta: se il bambino è sensibilizzato a quella sostanza, nel punto del test si sviluppa una piccola reazione con arrossamento, gonfiore e prurito, simile a una puntura di zanzara. Il Prick test è il test di base ed è anche il test di prima scelta; può essere in un secondo tempo integrato con esami del sangue (il più classico e diffuso è il RAST) che valutano la presenza dell’allergia con la ricerca nel sangue degli anticorpi specifici per le varie sostanze. Può essere utile eventualmente valutare l’emocromo perché questo parametro ci dà l’indicazione se ci sono valori alti nel sangue degli eosinofili (globuli bianchi o leucociti coinvolti nelle reazioni allergiche) o se i valori dei linfociti (importanti cellule immunitarie) sono alterati.

Sì sono sicurissimi, sono indolori, non possono procurare nessuna reazione perché si usano sostanze a basso dosaggio e quindi di sicuro non danno nessun tipo di problema. Ripeto, non sono dolorosi, quindi bisogna tranquillizzare i bambini e i loro genitori.

“Rivolge a me questa domanda che non sono solo un’allergologa, ma anche un’otorinolaringoiatra. Il mio parere è che sia importantissimo consultare un otorino, perché parliamo di rinite, tanto meglio se ha anche un’esperienza allergo-immunologica; in ogni caso i due specialisti dovrebbero essere consultati insieme per inquadrare bene la malattia. Innanzitutto bisogna fare un’anamnesi accurata del soggetto; quindi se parliamo di un bambino, alla mamma dovranno essere chieste informazioni su tutto quello che lo riguarda sin dal primo momento di vita: le manifestazioni, dove vive, che tipo di scuola frequenta etc. Se è un adulto invece verranno chieste informazioni sullo studio, il lavoro, che tipo di attività svolge etc. Bisogna raccogliere una storia lunga approfondita, alla quale si fa seguire un esame obiettivo, un esame in cui con la luce frontale si vanno a esplorare le cavità del naso, dell’orecchio e della gola; quando necessario, si può fare anche un’endoscopia con un piccolo strumento che viene introdotto nel naso con una luce e con cui si vanno a osservare le varie cavità fino alle adenoidi, il cavo orale, le corde vocali; si tratta di un’endoscopia quindi un esame che non fa male e che si può fare anche senza anestesia, anche in bambini molto piccoli. E poi si deve procedere con un test allergologico come abbiamo detto, con i test cutanei e con i test sierologici sul sangue. Se vogliamo approfondire ancora meglio, si può andare a valutare bene come respira la mucosa nasale: lo si può fare con un test funzionale molto semplice che si chiama rinomanometria, per il quale basta respirare con il naso dentro una maschera come quella che si mette davanti alla faccia quando facciamo un’anestesia; oppure possiamo provocare proprio noi una mini crisi allergica spruzzando nel naso le sostanze verso cui il paziente è allergico e quindi valutare bene come il bambino risponde, infine si può fare uno studio della funzionalità respiratoria bronchiale con la spirometria.”

“Sì. E’ molto importante sapere qual è l’allergene inalante per poter dare consigli sulla dieta eventualmente da seguire. E’ infatti possibile che un bambino allergico ai pollini possa avere dei sintomi nasali e/o intestinali mangiando alcuni alimenti di origine vegetale, frutta, verdura, semi, legumi, cereali; mentre se si è allergici agli acari della polvere o al pelo del gatto o del cane, sono più rischiosi gli alimenti di origine animale, più spesso i crostacei, i molluschi, le lumache. Poi bisogna stare molto attenti ad evitare alimenti che stimolano la produzione di istamina, la sostanza che è alla base della reazione allergica oppure gli alimenti che contengono loro stessi istamina: perché se il bambino è in un periodo di crisi allergica e mangia per esempio tanto cacao, fragole, latte, potrebbe sviluppare sintomi allergici molto più gravi.”

“Innanzitutto la casa dovrebbe essere arredata con pochi mobili; l’arredamento dovrebbe essere semplice, essenziale; i pavimenti dovrebbero essere di ceramica o di legno perché facili da pulire; le tende devono essere lavabili ad alte temperature, quindi non in tessuti pesanti che trattengano la polvere. Oggetti, ninnoli e soprammobili dovrebbero essere ridotti al minimo, soprattutto nella cameretta del bambino. Non bisognerebbe avere i peluche ma solo oggetti che si possano lavare a 60°C e spesso. Non si dovrebbero tenere libri nelle stanze dove si dorme e se questi ci sono anche nelle altre stanze, andrebbero riposti in librerie chiuse. L’uso dei tappeti e della moquette dovrebbe essere evitato e se sono già presenti devono essere puliti a fondo e spesso con aspirapolveri dotati di un filtro Hepa o di classe S in modo che anche le particelle di piccole dimensioni possano essere rimosse. I pavimenti e i mobili poi devono essere spolverati a fondo con sostanze capaci di trattenere la polvere ed eliminarla, non solo alzarla ma trattenerla.”

“Purtroppo sì: l’unico che è permesso è il pesce – come dico io – nella boccia di vetro! Purtroppo la raccomandazione più ovvia è quella di eliminare l’animale dall’abitazione però questa è un’utopia perché quasi nessuno si libera dell’animale quando già è presente. E’ necessario allora tenerlo almeno lontano dalla camera da letto; ciò significa tenere le porte degli ambienti chiuse e avere bene in mente che dovrà essere ristretta il più possibile l’area in cui l’animale deve essere tenuto, per ridurre al minimo il contatto con il soggetto allergico. Altrettanto importante è ridurre la forfora degli animali, perché gli allergeni sono prevalentemente presenti nel pelo e quindi se si ha un animale in casa bisognerebbe lavarlo e trattarlo con sostanze antiacaro il più spesso possibile, almeno una volta alla settimana.”

“Gli acari della polvere si riproducono quando la polvere tende ad accumularsi: ad esempio nelle lenzuola, nelle coperte o negli elementi di arredo imbottiti, si annidano soprattutto nei materassi e nei cuscini dove trovano le loro condizioni favorevoli allo sviluppo perché sono caldi, umidi e inoltre si nutrono di prodotti di desquamazione della nostra pelle, che trovano in abbondanza proprio nei letti. Quindi bisogna moderare la temperatura della camera, non arrivare a superare i 19 gradi al massimo all’interno, arearla regolarmente almeno un’ora al giorno in qualsiasi periodo dell’anno. Quello che è molto importante è esporre il più possibile materassi e cuscini all’aria aperta e al sole, utilizzare federe e coprimaterassi antiacaro; le giacche a vento, i cappotti, i maglioni devono essere ben areati e non riposti subito nell’armadio ma esposti all’aria o al sole se possibile; non usare coperte elettriche nei periodi di elevata umidità e utilizzare un deumidificatore ambientale.”
“Le pulizie domestiche dovrebbero essere fatte a fondo e chiaramente non dalla persona allergica ma da un’altra persona. Se proprio l’allergico deve incaricarsi delle pulizie è bene che si munisca di mascherina, di occhiali e di guanti. Diciamo che quando si pulisce a fondo un ambiente con prodotti antiacaro, la persona che è allergica non dovrebbe entrare nella stanza subito ma aspettare almeno alcune ore prima di entrarvi.”

“Sì, le muffe sono molto dannose e stanno diventando sempre più frequenti nelle nostre abitazioni e sulla superficie di alimenti che noi mangiamo. Si tratta di microrganismi che appartengono al regno vegetale, quindi durante la loro crescita producono delle spore ( sostanze molto piccole che possono arrivare sulla mucosa nasale rapidamente ). Le spore delle muffe sono veramente molto piccole e assomigliano come dimensioni alle molecole dei pollini. Possono crescere all’interno degli alimenti non adeguatamente conservati, su indumenti di lana, pareti, pavimenti umidi, carta da parati, terriccio, foglie di piante ornamentali che abbiamo a casa, nei sistemi di condizionamento dell’aria, nei frigoriferi (in particolare vicino alla chiusura dello sportello) soprattutto- quindi – nei frigoriferi che non si sbrinano con consuetudine. E poi all’esterno delle abitazioni: si trovano sul suolo, sul materiale in decomposizione, su frutta, cereali, foglie; si sviluppano tra i 18 e i 40° e l’umidità è compresa fra il 75 e il 95%, quindi sono molto concentrate alla fine dell’estate e all’inizio dell’autunno, però purtroppo le possiamo trovare in qualsiasi periodo dell’anno anche in altre condizioni.”

“Bisogna tenere a mente delle regole principali: innanzitutto prestare molta attenzione alle giornate secche e alle giornate ventose, seguire quanto più possibile il calendario pollinico (Il calendario pollinico) che è molto diverso fra regione e regione. E’ importante non effettuare opere di giardinaggio o taglio di erba nei momenti critici: quando per esempio un soggetto è allergico all’erba non dovrebbe mai fare questa operazione o stare nelle vicinanze, e in caso non si possa farne a meno almeno eseguirla nelle prime ore del mattino e non farlo durante le ore calde oppure quando c’è vento. 
Durante il tragitto in automobile bisogna tenere chiusi i finestrini se c’è la pollinazione in atto in modo da ridurre il più possibile il contatto con i pollini. Se si utilizza l’impianto di condizionamento in casa, sostituire i filtri frequentemente per prevenire l’accumulo di pollini. Lavarsi spesso la faccia e i capelli è un’altra buona abitudine se si frequentano luoghi dove la quantità di polline è abbondante: in questo caso è importante anche cambiare gli abiti quando si torna a casa. Evitare il contatto con l’erba appena tagliata e lavare le narici con spray di soluzione fisiologica per essere tranquilli di aver eliminato tutti gli allergeni. E’ molto importante anche far asciugare il bucato in casa e non all’aria aperta perché i pollini possono accumularsi negli indumenti bagnati stesi: quando il cotone si ritira perché si asciuga, trattiene il polline e noi lo respiriamo. E’ utile anche utilizzare copribiancheria che limitano l’accumulo di polvere direttamente sulla biancheria.”

“Non ce ne sono poche: la prima è la formaldeide, poi ci sono i composti chimici che noi utilizziamo specialmente nella pulizia della casa, come i detersivi, ma non solo i prodotti usati per la pulizia della casa anche quelli utilizzati per lavare gli indumenti, e gli insetticidi. Poi ci sono i prodotti usati per i rivestimenti, le pitture murali, le vernici, ciò che viene dato per la pittura e la lucidatura sui pavimenti: per esempio quando viene marmorizzato il parquet; gli impianti di riscaldamento e di condizionamento che presentano questi composti chimici; i coloranti delle stoffe di rivestimento degli arredi. Le temperature degli ambienti purtroppo sono spesso molto elevate, talvolta si arriva ai 22 gradi e d’estate anche a 24 gradi e questo fa sì che abbiamo un peggioramento di tutte queste sostanze. La temperatura dovrebbe essere mantenuta sui 19 gradi.”

“Sì, il fumo in generale – passivo o attivo – non dà allergia, ma purtroppo è una causa scatenante l’allergia. È dimostrato che il fumo anche passivo può danneggiare direttamente l’apparato respiratorio e favorire quindi la comparsa di allergia. Tanto è vero che ci sono degli studi: se la madre durante la gravidanza fuma o soggiorna in ambienti dove è presente il fumo, quindi è soggetta a fumo passivo, è più facile che il nascituro diventi un soggetto allergico. Come nell’asma, anche nella rinite allergica l’infiammazione della mucosa causa maggiore reattività agli stimoli irritativi e il fumo è uno di questi, non il solo, ma è uno stimolo irritativo molto importante, quindi è un fattore che scatena o aggrava la sintomatologia rinitica.”

“Sì, perché il latte materno e prima di tutto il colostro (quello che il bambino succhia nella primissima fase di allattamento) è ricco di anticorpi e quindi il bambino riceve subito gli anticorpi materni che l’aiutano ad aggredire bene le primissime esposizioni a batteri, virus e miceti e a produrre da sé i suoi anticorpi che gli serviranno per contrastare le infezioni a cui andrà incontro nei tempi a seguire.”

“Sì sono utilissimi. Un’ attività sportiva regolare è assolutamente consigliata: migliora l’efficienza respiratoria e circolatoria, induce alla socializzazione e quindi migliora l’autostima del bambino allergico. Noi sappiamo che il bambino allergico è un soggetto che spesso potrebbe essere introverso e percepire la propria malattia come una cosa che lo limita, invece questo non dev’essere perché peggiorerebbe la sua malattia. La scelta dello sport va orientata chiaramente verso uno sport aerobico, cioè con un consumo prolungato di ossigeno: la corsa, il nuoto, il basket e comunque deve essere pianificata e con un eventuale trattamento preventivo prima di iniziare l’allenamento. 
I dati epidemiologici riguardanti coloro che svolgono attività agonistica ad alto livello sono molto rassicuranti, tanto è vero che indicano che la malattia allergica e soprattutto l’asma bronchiale, purché chiaramente opportunamente trattati, non rappresentano alcun limite alla pratica sportiva. Recentemente nei Giochi olimpici di Sidney il 30% degli atleti era allergico, quindi questo fa capire che non esistano controindicazioni e che praticare un’attività sportiva porti benefici al paziente allergico. 
Le tecniche di rilassamento sono altrettanto importanti perché riducono quella iperreattività che è il fattore aggravante dei sintomi dell’allergia: quindi una persona che acquisisce delle tecniche di rilassamento sa anche controllare meglio – in un momento di crisi d’asma – la sua allergia.”

“L’ immunoterapia specifica (“vaccino”) funziona come una vaccinazione, ovvero è una terapia che crea uno stato di immunità verso le sostanze che causano le allergie. Man mano che l’organismo viene stimolato con iniezioni o con gocce che noi mettiamo nella bocca dei bambini o dell’adulto a dosaggi crescenti, il corpo diventa gradualmente resistente all’azione negativa degli allergeni, quindi quando ,in futuro, incontrerà nuovamente lo stesso allergene avrà imparato a riconoscerlo e a non rispondere in maniera così negativa. L’immunoterapia specifica attualmente è l’unico vero trattamento di fondo dell’allergia (cioè in grado di modificarne la storia naturale) e quindi è quello che è in grado di trattare veramente la malattia perché gli altri farmaci usati (antistaminici, cortisone, antileucotrieni) sono solo dei farmaci cosiddetti sintomatici, cioè alleviano i sintomi della malattia ma non arrestano il suo decorso; quindi l’unico vero farmaco è l’immunoterapia specifica.”

“L’immunoterapia specifica può essere utile sempre, perché? Che cosa fa? Modifica il decorso clinico naturale della malattia, migliora la sintomatologia morbosa, previene l’instaurarsi di nuove sensibilizzazioni, mantiene l’efficacia anche a distanza di tempo. L’allergia è una malattia che molto spesso evolve negli anni: chi aveva la rinite sviluppa asma, chi era allergico solo al polline può sviluppare allergia agli acari o al pelo di animali. Il vaccino anti-allergico, oltre che ridurre i sintomi attuali, ha dimostrato di essere in grado di ridurre notevolmente il rischio di andare incontro a questi peggioramenti. Inoltre i pazienti trattati stanno meglio anche a distanza di anni dalla fine della terapia. È chiaro che l’immunoterapia dev’essere portata avanti per un periodo piuttosto lungo, minimo di almeno tre anni, e bisogna interrompere il trattamento solo dopo due anni senza sintomi. Può essere utile nei soggetti con disturbi che incidono sulla qualità di vita quotidiana e lavorativa, quando i sintomi sono presenti per più di un mese o si ripresentano abbastanza frequentemente, quando i farmaci sintomatici assunti non consentono di controllarne realmente la sintomatologia e quando gli allergeni in causa non possono essere allontanati. È chiaro che non posso dire al paziente con rinite allergica o alla mamma di un bambino allergico “Lei non esca fuori di casa” o “non lo faccia uscire”.

“Su questo argomento non siamo tutti molto d’accordo, io lo tratto già a partire dai tre anni, perché dai tre anni in poi noi sappiamo che il bambino ha un sistema immunocompetente formato. È chiaro che è molto difficile anche per noi medici fissare un’età per un bambino perché dipende anche dalla sua maturazione fisica: ogni caso è a sé stante, non tutti i bambini arrivano alla maturazione fisica nello stesso momento, però dai tre anni in poi è un’età generalmente corretta.”

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