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INQUINAMENTO DOMESTICO. IL 3° FATTORE DI RISCHIO GLOBALE

Inquinamento domestico. Il 3° fattore di rischio globale

 

È uscita nel settembre 2014 la nuova indagine 'Household Air Pollution Commission', pubblicata su The Lancet Respiratory Medicine stilata da un pool di superesperti del settore provenienti da tutto il mondo e coordinata dal Professor Stephen Gordon, della Liverpool School of Tropical Medicine, nel Regno Unito, e dal Professor William Martin, dell'Ohio State University, negli Stati Uniti.

 

I risultati in sintesi
L' inquinamento indoor (all'interno delle nostre case) rappresenta la principale causa di morte legata a fattori ambientali (3.5-4 milioni di decessi ogni anno) su scala globale.
Secondo le stime per circa 700 milioni di persone aumenta il rischio di malattie respiratorie, tra cui: asma, polmonite, tumore del polmone e broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO), quest'ultima una patologia spesso poco considerata da chi ne soffre e causata prevalentemente dal fumo.
Tali dati riconfermano quelli emanati in precedenza dall'Organizzazione Mondiale della Sanità sull' inquinamento domestico. Un risultato, in particolare, è da evidenziare: circa la metà dei decessi di bambini con età inferiore ai 5 anni a causa di infezioni respiratorie acute è correlata all'inalazione di inquinanti presenti nell'aria domestica (dati OMS, 2014).

La Commissione di Esperti sottolinea che, in generale, un terzo della popolazione globale cucina, riscalda e illumina la propria abitazione con combustibili che derivano da biomasse oppure con carbone. Si tratta di carburanti che producono fumo e che spesso comportano un'ampia quantità di inquinamento domestico, soprattutto quando l'ambiente ha una scarsa ventilazione.

La Commissione ha raccolto e valutato i dati provenienti da 21 paesi considerando ben 67 fattori di rischio per un periodo di 10 anni, dal 1990 al 2010. Alcuni risultati hanno evidenziato che nel 2010, nell'Europa orientale il principale fattore di rischio era l'uso di alcol, nell'Europa centrale la pressione sanguigna elevata mentre nell'Europa occidentale, nonostante il calo, era il consumo di tabacco, incluso il fumo di seconda mano.

Tra le malattie polmonari croniche legate all'inquinamento indoor, la broncopneumopatia ostruttiva (BPCO) e la bronchiectasia (dilatazione irreversibile di una porzione dell'albero bronchiale) nelle donne sono spesso correlate all'uso di combustibili solidi per cucinare. Non sono invece stati ancora presi in esame dalla Commissione gli effetti negativi dell'esposizione all'inquinamento domestico nelle prime fasi della vita sullo sviluppo del polmone.

Gli Esperti raccomandano, in sostituzione ai combustibili solidi, di utilizzare almeno per il futuro tecnologie più avanzate, tra cui particolari cucine, GPL e sistemi basati sull' energia solare.
"Nelle società in cui i metodi di cottura mediante combustibile solido sono attualmente la norma, queste tecniche di cottura e i carburanti “più puliti” dovrebbero essere convenienti, efficienti e di lunga durata tanto quanto i metodi tradizionali che essi sostituiscono” si legge nell'indagine “hanno anche bisogno di essere adattati alle diverse culture e alle regioni in cui dovrebbero essere utilizzati.” Ciò significa che “….. se le famiglie solo in parte adottano metodi di cottura più puliti, utilizzando in parallelo anche tecnologie più inquinanti, potenzialmente si va incontro da un lato a un insuccesso oneroso dal punto di vista economico senza dall'altra ottenere alcuna riduzione dei milioni di persone attualmente a rischio di inquinamento dell'aria domestica.”
Gli Esperti hanno concluso sottolineando come ci siano ancora diverse lacune nelle attuali conoscenze di come misurare e prevenire in modo efficace l'inquinamento indoor, considerando che l'esposizione varia per età, sesso, luogo e ruolo nell'abitazione. Certamente donne e bambini sono particolarmente sensibili agli effetti tossici degli inquinanti domestici e sono esposti alle maggiori concentrazioni. Gli interventi dovrebbero tener conto di questi gruppi ad alto rischio ed essere di un livello qualitativo sufficiente a garantire una migliore pulizia dell'aria all'interno delle abitazioni.
Gli scienziati e gli operatori sanitari nei paesi in cui l'inquinamento indoor è ancora diffuso hanno la necessità di collaborare con i governi e con le agenzie sanitarie internazionali per aumentare la consapevolezza dell'enorme tributo richiesto alla popolazione. Questi obiettivi non potranno essere raggiunti fino “a quando la comunità internazionale non riconosca la portata di questo problema e si impegni per un'azione davvero coordinata e condivisa.”




Fonte
Stephen B Gordon et al - Household Air Pollution Commission, Respiratory risks from household air pollution in low and middle income countries. The Lancet Respiratory Medicine, Early Online Publication, 3 September 2014



 

Pagina aggiornata il: 9 Aprile 2015