Intervista al dott. Carlo Di Stanislao

Specialista in Dermatologia e in Allergologia e Immunologia Clinica.
Direttore UOS di Allergologia del Presidio Ospedaliero S. Salvatore de L’Aquila.
Docente di Diagnostica Allergologica Scuola di Specializzazione in Allergologia e Immunologia Clinica Università de L’Aquila.

E’ un’infiammazione cronica della pelle, caratterizzata da prurito, lesioni eczematose (cioè con vescicolazioni), pelle secca (xerosi) e ispessimento cutaneo (lichenificazione). 
È l’espressione cutanea più tipica dell’allergia, una predisposizione genetica che comporta una risposta esagerata a determinati stimoli ambientali ed è spesso associata ad altre condizioni su base allergica (asma, rinite, orticaria, allergie alimentari, aumento della produzione di anticorpi IgE). Si può pertanto dire che la dermatite atopica è soltanto una delle espressioni cliniche di uno stato reattivo denominato malattia allergica. Quest’ultimo può essere definito come una modalità di risposta patologica dell’organismo caratterizzata da dermatite e/o asma e/o rinite, con manifestazioni cliniche che possono in rari casi comprendere anche lo shock anafilattico. Le caratteristiche della dermatite atopica, oggetto di questa analisi, sono quelle di un’infiammazione cutanea (dermatite) con vistoso arrossamento (eritema) e prurito persistente, caratterizzata da cute secca, vescicole, zone ispessite e possibili complicanze dovute alla proliferazione di microrganismi che producono pus (piogeni) come stafiloccocchi e streptococchi.

La dermatite atopica è una malattia immuno-allegica, provocata principalmente da fattori genetici:

  • se un genitore ha una manifestazione atopica c’è il 60% di possibilità che sia presente anche nei figli;
  • se entrambi i genitori sono atopici la percentuale aumenta fino all’80%;
  • se la famiglia non è atopica la probabilità è di circa il 20%. I fattori immunologici comprendono le allergie alimentari, le allergie da contatto e da inalazione, le anomalie dell’immunoregolazione e la microbiologia cutanea. L’ associazione tra dermatite atopica e allergie alimentari, un tempo controversa, è stata ora ampiamente dimostrata, specialmente nelle forme infantili più severe. Gli alimenti comunemente implicati sono le arachidi, le uova, il latte vaccino, la soia, il pesce e i crostacei.

Il sintomo principale è il prurito incessante. Altri sintomi includono la pelle secca (xerosi), l’ispessimento cutaneo (lichenificazione) e lesioni con vescicole (eczematose) che colpiscono soprattutto le giunture di gomiti e ginocchia, ma che possono comparire in diverse parti del corpo, anche in rapporto all’età. Sintomi non dermatologici includono, come per le altre patologie allergiche: la febbre alta, l’asma e la congiuntivite. Nei bambini, la dermatite atopica può presentarsi con xerosi che coinvolge tutto il corpo del neonato e con eritema (arrossamento) localizzato soprattutto sul volto (fronte, guance, mento).

La visita specialistica e, a volte, il dosaggio delle IgE totali nel sangue, consentono di fare diagnosi di certezza. La diagnosi della dermatite atopica si basa sulla ferma esclusione di altre condizioni, come la scabbia, la dermatite da contatto, la dermatite seborroica, il linfoma cutaneo, la psoriasi e altre patologie che possono presentare sintomi simili. Classicamente i sintomi e segni da individuare per effettuare una diagnosi di dermatite atopica sono:

  • prurito incessante
  • lesioni eczematose (sul volto e sul collo nei bambini; nelle giunture negli adulti)
  • cute secca
  • livelli elevati di immunoglobuline E (IgE)

Assolutamente no. Tuttavia va detto che le infezioni batteriche (soprattutto causate dai microrganismi Staphylococcus aureus o Streptococcus pyogenes) sono frequenti, appaiono come reazioni vescicolose crostificate e possono essere peggiorate dal grattarsi e dalle medicazioni. Gravi e frequenti anche le possibili infezioni virali e soprattutto quella da Herpes simplex veicolato da mollusco contagioso e da Papilloma virus, con sviluppo di verruche.

Non ci sono cure, ma solo terapie mirate al contenimento dei sintomi (che possono sparire per poi riapparire). Quasi mai è necessaria una terapia d’emergenza. La gravità della patologia può essere gestita contenendo la secchezza della pelle (è consigliabile fare il bagno una o due volte al giorno utilizzando oli emollienti diluiti nell’acqua), limitando il contatto con gli allergeni conosciuti (soprattutto quelli alimentari) e adottando alcuni accorgimenti (evitare ambienti polverosi, non esporsi troppo al sole, evitare il contatto diretto con fibre sintetiche e cercare di indossare indumenti di fibre naturali come cotone o lino).
In presenza di lesioni è necessario seguire una terapia antinfiammatoria locale. Si possono utilizzare preparati cortisonici (hanno una buona rapidità d’azione ma comportano effetti collaterali) o non cortisonici (meno efficaci ma più sicuri nell’uso a lungo termine). L’esposizione ai raggi UVA e UVB può essere usata ai fini terapeutici, tenendo conto però che l’esposizione prolungata può comportare l’insorgere di melanoma.

Nota bene … quando a soffrirne è un bambino
In generale, è molto importante, per il bene del soggetto, che il piccolo affetto da dermatite atopica sia seguito nel corso della malattia dallo stesso specialista dermatologo, in collaborazione con il pediatra ed eventualmente con l’allergologo, anche perché soltanto in questo modo, nel momento della ricaduta, si potrà:

  • valutare il quadro clinico, rapportandolo al decorso generale della malattia
  • individuare e approntare i farmaci per bocca e le indicazioni più idonee a farlo guarire nel miglior modo possibile senza che insorga alcun effetto collaterale.

Il soggetto atopico, per la sua condizione di allergia, è particolarmente iperreattivo a determinate sostanze che si comportano da antigene. Per tale ragione, concordiamo con quanti sconsigliano paidocosmetici (cosmetici per bambini) detergenti che contengano sostanze antigeniche protidiche o polipeptidiche come i cereali, essendo questi responsabili in gran parte delle allergie alimentari. Inoltre, è importante ricordare che la pelle di soggetti affetti da dermatiti atopiche e’ facilmente irritata da un numero di prodotti applicati sull’epidermide che causano prurito, bruciore o arrossamento. Un tempo si credeva che i pazienti con dermatite atopica sviluppassero meno allergie alle sostanze che venivano in contatto con la loro pelle. Recentemente una serie di studi ha dimostrato che circa un terzo dei soggetti affetti da dermatite atopica, anche se bambini, hanno una o piu’ allergie da contatto. I piu’ comuni agenti sensibilizzanti sono il nichel, (metallo fuso in gioielleria, bottoni automatici etc.) i profumi, la lanolina, e i conservanti, come il Quaternium 15, che si trovano spesso negli shampoo e nelle lozioni.
Anche i materiali plastici possono causare reazioni allergiche in soggetti atopici, e si presentano a volte con eruzioni vescicolose che danno prurito sulle mani (da guanti) o sui piedi (da scarpe).
Tra i farmaci, i corticosteroidi topici hanno causato reazioni allergiche sulla pelle di soggetti affetti da eczema atopico e un recente studio suggerisce che almeno una su 25 persone con eczema cronico potrebbe essere allergica ai farmaci topici utilizzati. Questi risultati suggeriscono che per un soggetto con eczema atopico che peggiora con un trattamento locale, o che certamente non migliora, si dovrebbe sempre escludere una dermatite allergica da contatto. Uno speciale tipo di reazione, in quelle parti dove il lattice o anche la polvere proveniente dai guanti di gomma toccano la pelle, puo’ comparire con un improvviso prurito, gonfiore, orticaria, e si puo’ accompagnare ad abbassamento della pressione sanguigna e difficolta’ respiratorie. Questa tipica reazione di “orticaria da contatto” si manifesta come gonfiore alle labbra dopo un intervento odontostomatologico, o dopo qualsiasi procedura medica che preveda l’inserimento di tubi (anestesia generale, endoscopia) e va assolutamente menzionata al proprio medico.

Il lavaggio della cute nel bambino atopico costituisce un problema di rilevante importanza, a causa dell’elevata incidenza di tale patologia nella popolazione infantile. Si calcola, infatti, che tale condizione costituisca circa il 10% della patologia cutanea nella popolazione generale. La cute del bambino atopico e’ iperreattiva, quindi facilmente irritabile, e ciò anche per la sua particolare secchezza. Per questa ragione, ma a torto e per troppi anni, e’ stato detto che la cute del bambino atopico andava lavata il meno possibile, per evitare qualunque tipo di irritazione. Ciò naturalmente non è vero, e non solo per motivi igienici; infatti, noi sappiamo che la cute del paziente atopico, sia a livello della cute sana che patologica, e’ intensamente colonizzata dallo stafilococco aureo e pertanto un rallentamento nella frequenza dei lavaggi potrebbe far aumentare la carica microbica presente e quindi favorire le infezioni. Inoltre, tenendo presente la secchezza della pelle, è ovvio che occorre detergere e idratare con regolarità la cute del soggetto atopico, altrimenti ci si vedrebbe costretti a praticare terapie antisettiche e antibiotiche sia per uso locale che per via generale. Anche i funghi colonizzano la cute del bambino atopico, come e’ dimostrato dalla rilevante presenza del Pitirosporum ovalis. Il possibile ruolo di questo microrganismo nell’insorgenza della dermatite atopica è stato più volte enfatizzato e diverse esperienze terapeutiche sono state tentate con prodotti a base di solfuro di selenio o di chetoconazolo.
Anche la presenza degli acari presenti nella polvere domestica contribuisce a rendere eterogenea la popolazione residente sulla cute del soggetto atopico e a far sì che la cute stessa diventi iperreattiva verso comuni allergeni. Per tutto ciò risulta evidente che il bambino atopico va lavato e va idratato il più possibile anche se, naturalmente, non in modo eccessivo.

Circa 1/3 dei bambini con dermatite atopica, soprattutto quando sottovalutata o malcurata nell’infanzia, presenterà, in età adulta, quadri più o meno severi di eczema con prurito al viso e alle pieghe di gomito (regione anteriore) e ginocchia (regione posteriore). Va inoltre precisato che, circa il 30% dei soggetti affetti da dermatite atopica sviluppa l’asma, mentre il 35% soffre di rinite allergica. Orticaria e reazioni anafilattiche sono più frequenti rispetto alla popolazione generale.

Tutto ciò che implica sudore e variazioni di traspirazione aggrava il prurito e l’eczema; anche gli indumenti di lana a diretto contatto con la pelle risultano irritanti. Lo stress che il bambino potrebbe avvertire a casa, scuola, lavoro (per quanto riguarda i ragazzi) potrebbe causare la comparsa di dermatite atopica. Anche l’eccessiva aria secca e fredda in inverno, saponi acidi o troppo disidratanti, alcuni prodotti per la cura della pelle, profumi e acqua di colonia (specialmente quelli che contengono alcol) e fumo passivo aggravano la condizione. Di solito, invece, il sole la migliora. Sebbene la dermatite atopica possa essere fastidiosa e disagevole per i bambini, il suo impatto emotivo può diventare il problema più significativo, specialmente durante l’età preadolescenziale e adolescenziale, quando il soggetto dovrà assumersi la responsabilità di seguire le strategie di prevenzione e cura. Potete aiutare vostro figlio insegnandogli a:

  1. Stabilire una routine di cura della pelle. Una breve e tiepida doccia o bagno e una successiva regolare idratazione aiuterà a evitare o alleviare ricadute.
  2. Usare solo prodotti non profumati e idratanti solari e facciali di qualità, che non ostruiscano i pori della pelle e senza olio.
  3. Riconoscere le situazioni stressanti (come un esame a scuola o una gara sportiva) e come affrontarle (per esempio usando delle tecniche di respirazione, concentrandosi su attività piacevoli o facendo una pausa).
  4. Essere consapevoli che grattandosi è possibile peggiorare la situazione.

Certamente sì e, soprattutto, si aggrava il rischio di “marcia atopica” e cioè il passaggio verso forme respiratorie rinitiche o francamente asmatiche. Molti studi epidemiologici mostrano un’associazione significativa tra inquinanti ambientali, quali ozono, ossidi di azoto, aerosol acidi e particolato atmosferico e i sintomi o le riacutizzazioni atopiche. Circa l’inquinamento domestico, occorre soprattutto ridurre il fumo passivo.

Anche nei casi in cui non sia presente una vera e propria allergia, i cibi con coloranti e conservanti, la frutta esotica, i prodotti caseari e i cibi acidicome i pomodori o gli agrumi, aggravano l’atopia. Sono invece da consigliare i cibi biologici, privi di contaminazioni “nascoste” che possono avere effetti fortemente allergizzanti. Nell’eventualità di un’ allergia alle proteine del latte vaccino, è preferibile una dieta inizialmente priva di tali proteine, e quanto più varia possibile, evitando grandi quantità di qualsiasi alimento.
Nel bambino allattato artificialmente si suggerirà un latte di riso o se per qualche motivo non è possibile darlo, di capra. I latti di soia fino a oggi largamente utilizzati sono spesso, a loro volta, causa di allergie. Nel bambino con più di sei mesi di vita, si può utilizzare anche il latte di avena. Va comunque ribadito con forza che, eccetto i casi di comprovata allergia alimentare, è perfettamente inutile sottoporre a diete alimentari restrittive i bambini affetti da dermatite atopica. Per troppo tempo e’ stato identificato il termine di dermatite atopica con quello di intolleranza alimentare alle proteine del latte vaccino e per troppo tempo bambini affetti da dermatite atopica, anche in forma minima, sono stati sottoposti a inutili diete alimentari (prive di proteine del latte, uova, pesce, carne vaccina etc) con comprensibili problemi riguardanti l’accrescimento corporeo. Occorre inoltre ricordare che il latte di soia, a parte il gusto pessimo, è più allergizzante del latte vaccino e contiene nichel, sostanza verso la quale, secondo ricerche recenti, sono risultati allergici il 30% dei soggetti affetti da dermatite atopica.

Attualmente vi sono evidenze che dimostrano, nei soggetti con sensibilità agli acari della polvere, un effetto migliorativo con vaccini ipo-sensibilizzanti. La prescrizione, comunque, sarà fatta dallo specialista allergologo, dopo un’attenta valutazione della positività dei test in vitro (RAST) e in vivo (prick) ed escludendo altre cause (irritazione, secchezza, infezioni) di peggioramento dell’atopia.

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