A cura del prof. Emanuele Crimi

Servizio di Fisiopatologia Respiratoria
I.R.C.C.S. San Martino – Genova

L’ asma bronchiale è una malattia infiammatoria cronica delle vie aeree. I bronchi diventano molto sensibili agli stimoli più svariati, fenomeno chiamato“iperreattività bronchiale”. L’asma è spesso associata all’allergia. A lungo andare, nelle forme più gravi l’ostruzione bronchiale può diventare non completamente reversibile rendendo il quadro indistinguibile da quello dellabroncopneumopatia cronica ostruttiva dei fumatori (BPCO).

Quando le vie aeree si riducono di calibro si fa fatica a respirare. Questa fatica si manifesta come un senso di oppressione, costrizione al torace, fame d’aria e spesso si sentono dei sibili mentre si espira. Gli attacchi più gravi creano molta ansia e paura e costringono a pensare solo a respirare.

Non sappiamo con certezza le cause dell’asma bronchiale. Sicuramente esiste una predisposizione genetica ma anche i fattori ambientali e le infezioni delle alte vie respiratorie (naso-gola) in tenera età giocano un ruolo importante. Avere il raffreddore perenne aumenta il rischio di sviluppare l’asma. Anche il fumo passivo e l’esposizione a irritanti atmosferici contribuiscono al suo sviluppo.

Quello che cura le malattie polmonari ovvero lo pneumologo, eventualmente in collaborazione con l’ allergologo.

Il primo esame in caso di sospetto di asma è la spirometria, esame che misura il passaggio dell’aria dalla bocca al polmone e viceversa. Purtroppo si fanno poche spirometrie e spesso la diagnosi di ostruzione bronchiale è ritardata anche di anni. Tuttavia quando non è in corso una crisi asmatica la spirometria può risultare normale. Allora si procede con un test che simula l’arrivo di uno stimolo che provoca l’asma: il test di broncostimolazione con metacolina. Se il test risulta positivo è molto probabile che si tratti di asma. Se negativo l’asma è praticamente esclusa. La diagnosi delle possibili cause di asma viene poi effettuata con i test allergici e la visita dall’otorinolaringoiatra. Spesso infatti rinite, asma e allergia sono associate e per un buon controllo della malattia asmatica è necessario curare anche le altre componenti.

Ci sono due livelli di prove di respiro: quelle semplici che misurano l’aria che entra ed esce con una profonda inspirazione e una profonda espirazione e quelle complete che misurano anche quella quota di aria che resta nel polmone anche alla fine di un’espirazione massimale, il volume residuo. L’asma bronchiale fa parte delle malattie ostruttive del polmone. Il parametro respiratorio che risulta alterato in queste patologie è il rapporto fra il volume di aria che si riesce a buttar fuori in un secondo rispetto a quella che riusciamo ad espirare fino in fondo. Il primo volume si chiama volume espiratorio massimo al primo secondo (VEMS), il secondo è la capacità vitale (CV). In una persona sana il rapporto VEMS/CV è intorno all’80%. Questa percentuale scende patologicamente se c’è un ostacolo al passaggio dell’aria nella fase espiratoria. Quando si è perso il 12 % rispetto al valore normale si parla di ostruzione bronchiale. Allora si fa il test inverso a quello della metacolina: si cerca di vedere se è possibile ridurre velocemente l’ostruzione facendo inalare il salbutamolo che dilata i bronchi. Se si tratta di asma questa dilatazione avviene è la spirometria può diventare di nuovo normale o quasi. Invece nella BPCO si riesce a fare poco.

Generalmente non serve. Potrebbe essere utile in caso di riacutizzazione asmatica associata a febbre o altri sintomi sospetti di infezione polmonare.

Sì, anche se si tratta della minoranza dei casi. Alcuni esempi sono l’asma da esercizio fisico, l’asma associata all’intolleranza all’aspirina ed ai polipi nasali e l’asma da pura iperreattività bronchiale dove nessuno stimolo specifico è identificabile.

No. Esistono 5 diversi livelli di gravità. In fase diagnostica è necessario definire il livello da lieve a grave poiché da esso dipende il trattamento. Recentemente si è introdotto il concetto di  fenotipo asmatico per intendere che un migliore approfondimento diagnostico delle numerose variabili causali dell’asma potrebbe portare a un più efficace risultato terapeutico. Per esempio, conoscere accuratamente le allergie permette di evitare gli allergeni responsabili delle crisi, se possibile, come ad esempio il fieno, la forfora di animali etc.

L’asma bronchiale è una malattia cronica e come tale non può guarire completamente. Bisogna però distinguere fra il bambino “che fischia” – a causa di infezioni virali contratte prima dei 4 anni di età – che non è vera asma, dall’asma vera e propria, che si consolida intorno ai 10 anni. In molti di questi soggetti con asma lieve si può avere la remissione dei sintomi durante lo sviluppo ma gli stessi possono ricomparire di nuovo durante la vita. Per questa ragione chi ha avuto l’asma nell’infanzia dovrebbe essere prudente, non fumare e fare controlli spirometrici.

Gli animali con pelo possono essere causa di sensibilizzazione allergica, in particolare il gatto e il cavallo. Se si è sensibilizzati al gatto e il gatto è in casa, risulta molto difficile riuscire a star bene. Se è impossibile evitarlo, ad esempio come nel caso del veterinario o allevatore allora è bene fare un trattamento iposensibilizzante. Questo trattamento permette di tollerare meglio la carica di allergene e ridurre l’utilizzo di farmaci con conseguente riduzione degli effetti collaterali.

Le prove di efficacia di particolari regimi dietetici nell’asma non sono molto forti. Si consiglia di usare poco sale. Sono benefiche le diete ricche di olio di pesce, vitamina C e D. Se si è sensibilizzati ad alimenti bisogna evitarli poiché non esiste nessun vaccino. Alcune allergie a pollini presentano reazioni crociate con alcuni tipi di frutta e verdura. Quando mangiati crudi possono determinare fastidi nel cavo orale e nella gola.

Si, certamente. Il fumo attivo ma anche quello passivo può essere causa di attacco acuto, nuova esacerbazione asmatica e cronicizzazione dell’ostruzione tipo BPCO. Gli accessi al pronto soccorso per asma sono ben correlati con l’incremento nell’aria di polveri sottili e gas di scarico.

Si può parlare di un predisposizione genetica più o meno forte ma contano molto i fattori acquisiti ambientali.

E’ utilissimo perché quando si fa sport si aumenta la ventilazione e questa rilassa il muscolo bronchiale.
Su questo argomento vedi intervista al prof. Rolla su “Asma e sport”.

Si dividono in farmaci per i sintomi e farmaci di fondo. I primi sono ibroncodilatatori ed hanno soltanto una funzione sintomatica, i secondi sono i farmaci anti-infiammatori e sono cardine della terapia a partire dal secondo livello di gravità dell’asma.

Assolutamente no. Anzi è il farmaco più importante per ridurre l’infiammazione e raggiungere il controllo dell’asma. Se utilizzato correttamente non causa effetti collaterali importanti e si può utilizzare tranquillamente anche in pediatria.

Se l’asma è associata a una allergia ad uno o due allergeni respiratori, per esempio la polvere o il fieno o la parietaria un trattamento iposensibilizzante è molto indicato. Questo si può effettuare per mezzo di iniezioni sottocutanee o per via sublinguale. Per avere risultati buoni e duraturi la terapia deve protrarsi per 3-4 anni.

L’associazione è molto frequente e deve essere sempre indagata e trattata. Si è visto infatti che il miglioramento dei sintomi della rinite fa migliorare anche quelli dell’asma.

Se l’asma è stata diagnosticata con sicurezza, è durata per molto tempo e con una certa gravità, non si può parlare di guarigione ma di periodi intercritici asintomatici. Nella maggior parte di questi casi si può dimostrare un certo grado di infiammazione nei bronchi e la persistenza dell’iperreattività bronchiale. Forse qualche forma di asma lieve come quella stagionale associata a pollinosi potrebbe effettivamente non ripresentarsi più.

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